73) Buiatti. Condizionamenti positivisti sulla biologia.
In questa lettura il genetista Buiatti sottolinea i pesanti
condizionamenti che il positivismo, soprattutto con la componente
meccanicista e determinista, esercita ancora nel campo della
biologia. Ma l'approccio deterministico al DNA viene sempre pi
smentito dall'esperienza, dal momento che questa struttura si sta
rivelando instabile. [Per quanto riguarda Lysenko, vedi l'
Introduzione ai Capitolo Due e Dodici del Quaderno terzo/1; per
quanto riguarda Monod, vedi la lettura 72].
M. Buiatti, Da Mendel all'ingegneria genetica.

 Sul piano concettuale questa scienza  infatti il luogo
privilegiato del dibattito, mai sopito, fra chi pensa che la vita
sia predeterminata alla nascita ed iscritta in un qualche tipo di
programma ereditario e chi invece assegna un ruolo importante alla
storia degli organismi dovuta al fluire, nel tempo, delle
interazioni con l'ambiente. La cosa non  affatto irrilevante. Se,
infatti, come si pensava dopo la riscoperta, nel 1900,
dell'opera di Mendel, le nostre caratteristiche sono univocamente
determinate da fattori ereditari stabili che si assortiscono
casualmente di generazione in generazione, il nostro essere belli
o brutti, alti o bassi, malati o sani ma anche, per estrapolazione
buoni o cattivi, poveri o ricchi, dipender esclusivamente dal
patrimonio genetico dei nostri genitori e dalla combinazione di
elementi di questo che ci sar capitata. Non solo, ma la nostra
storia sar anch'essa prefissata e del tutto indipendente dalle
interazioni con gli altri esseri umani. La qualit della vita
allora estremizzando, potr essere migliorata non con pi eque
regole di convivenza sociale, con i servizi collettivi eccetera ma
soltanto scegliendo e facendo riprodurre quelli di noi che avranno
i migliori patrimoni genetici.
Non a caso questo modo di pensare che ha, naturalmente, radici ben
pi antiche della genetica (diceva Platone che il figlio dell'oro
 d'oro, quello di bronzo anch'esso di bronzo)  tipico dei
razzisti di tutte le epoche, e serve a giustificare chi si ritiene
migliore e vuole quindi emarginare isolare anche eliminare, gli
altri da s (i peggiori). Una alternativa alla selezione, almeno
nell'immaginario scientifico che ci propinano i mass media e,
molto pi recentemente, la modificazione mirata del patrimonio
genetico dell'uomo ma anche degli animali, delle piante, dei
batteri ottenuta inserendo geni opportuni con le moderne,
raffinate tecniche messe a punto dalla biologia molecolare. Anche
in questo campo il punto di vista mendeliano della genetica ha
una influenza importante sul modo di comportarsi nella
costruzione di organismi nuovi magari utilizzati a fini
produttivi. Se infatti i geni sono indipendenti l'uno dall'altro e
determinano univocamente un organismo gli effetti della ingegneria
genetica (insieme di tecniche di cui si diceva), saranno del tutto
prevedibili e non comporteranno rischi derivanti da impreviste
interazioni fra gene alieno e patrimonio genetico ospite e fra il
nuovo organismo e l'ambiente. Conviene notare, a questo proposito,
che il concetto di prevedibilit degli effetti anche a medio e
lungo termine, che si basa su una visione riduzionista del mondo
(conoscendo le parti di un sistema si conosce il sistema intero
non essendovi interazioni) non  presente solo in biologia ma 
invece alla base dell'ottimismo positivista in tutti i campi ed
anche della convinzione di un progresso illimitato fondato sulla
prometeica onnipotenza della conoscenza umana.
Paradossalmente risultati concettuali in parte simili a quelli ora
descritti, mendelianamente legati ad una prevalenza dell'interno
sull'esterno possono essere raggiunti anche partendo dalla visione
opposta, per la quale l'organismo sarebbe tutto determinato
dall'ambiente e quindi anche dagli esseri umani che di questo
ambiente costituiscono una parte preponderante. Questo punto di
vista  stato, non a caso alla base della biologia dei socialismo
reale in cui si enfatizzava la capacit degli esseri umani, di
plasmare gli esseri viventi e se stessi a volont. In questo caso
la prevedibilit degli effetti deriva non dalla conoscenza dei
geni ma dalla programmata coscienza degli atti in un quadro forse
ancora pi determinista di quello mendeliano (nella biologia
socialista manca totalmente il concetto di caso). Sui piano
applicativo l'esemplificazione pi evidente di questo
atteggiamento era la pretesa lysenkoista di plasmare il patrimonio
genetico di animali e piante modificando l'ambiente circostante e
le tecniche di allevamento, che ha portato a disastri sul piano
politico (l'emarginazione e in alcuni casi la morte dei genetisti
occidentali) e su quello della produzione. Le due visioni,
accomunate nel determinismo, divergevano invece, ovviamente, nella
impostazione delle politiche sociali, inutili nel primo caso come
si  detto, fondamentali nel secondo. L'ambiente modificatore era
in questo caso quello sociale, regolato dal socialismo.
[...] la contrapposizione ideologica di cui sopra, di cui i dati
scientifici non erano causa ma voluto e parziale supporto di una
controversia del tutto politica, ha gravemente ritardato
l'emergere, nella scienza, di concezioni diverse, pi recentemente
avvalorate da una crescente quantit di dati. In realt le due
estremizzazioni non sono mai state interamente fatte proprie da
nessuna corrente scientifica e rappresentano piuttosto il
risultato della scelta esterna di privilegiare punti di
osservazione diversi cogliendo di volta in volta i dati utili per
confermare opinioni che vengono pi dalla sfera ideologica e
politica che da quella della scienza sperimentale. Ci non toglie
che i biologi, a loro volta, siano coscientemente o
inconscientemente influenzati da tali opinioni e tendano anch'essi
a scegliere ottiche diverse con cui guardare gli esseri viventi.
Con il risultato, spesso, di trovare quello che cercano. Come ha
fatto lo stesso Mendel che, scegliendo caratteri che si
presentavano sotto forme alternative (piselli gialli e verdi,
lisci o rugosi eccetera), per poter contare quanti individui
presentavano l'una o l'altra forma di generazione in generazione e
trovare cos leggi matematiche generali, ha dimostrato, guarda
caso, che i caratteri sono discontinui (alternativi) e si
distribuiscono a caso. Cose ambedue vere, ma solo in certi casi,
come  stato dimostrato non molto dopo la riscoperta del lavoro
dell'abate di Brno. Sintetizzando questi concetti si pu quindi
dire che, da un lato, la societ sceglie i dati scientifici ed
attribuisce loro valore e spazio diversi nella trasmissione di
massa in base ai modelli culturali prevalenti, dall'altro questi
ultimi influenzano la scelta dei punti di osservazione della
natura da parte dei ricercatori.
[...].
Contemporaneamente due grandi e allora inascoltati ma non solitari
precursori, Richard A. Goldschmidt e Barbara Mc Clintock (a
quest'ultima fu attribuito il premio Nobel trent'anni dopo, nel
1981) ponevano l'accento sulla forte instabilit del materiale
genetico. In particolare la Mc Clintock scoperse l'esistenza di
elementi genetici, in grado di saltare da un punto all'altro del
genoma inattivando o modificando l'espressione dei geni in cui o
vicino ai quali si vanno a inserire.
Nonostante questa ed altre scoperte lo spirito del tempo negli
anni `50 ed ancor pi negli anni `60 fa s che la genetica
dell'immaginario collettivo e, di conseguenza anche di larga parte
della comunit scientifica appaia pervasa dalla opinione, di
stampo positivista, che si possano conoscere gli organismi e la
loro storia semplicemente leggendo le informazioni scritte sul
DNA. Le speranze che la lettura fosse a portata di mano
derivavano dal grande balzo in avanti che aveva fatto la biologia
sperimentale grazie allo sviluppo delle tecniche della biologia
molecolare. Nel primo dopoguerra infatti, anche in concomitanza
con lo sviluppo delle imprese farmaceutiche si era verificato un
incontro, estremamente fruttuoso, fra biologia, chimica e fisica
il cui manifesto programmatico pu essere considerato il volume
Cos' la vita, piccola raccolta di conferenze del fisico Erwin
Schrdinger. Questo profetico volume, che ispir direttamente gli
scopritori della struttura del DNA (1953) teorizzava l'utopia
informatica e la conoscenza dei processi ereditari attraverso lo
studio della struttura e funzione delle molecole ad essi preposte.
All'inizio degli anni `60 veniva decifrato il codice di lettura
della informazione genetica ed elucidato il meccanismo con cui
avviene. Contemporaneamente si scoprivano le basi molecolari delle
mutazioni (modificazioni del materiale genetico) e della
regolazione (processi di controllo quali- quantitativo
dell'espressione genetica).
All'inizio degli anni `70 l'utopia sembrava compiuta, tanto da
ispirare il libro sintesi di questa corrente di pensiero Il caso e
la necessit, di Jacques Monod. In questo volume tutti i processi
viventi venivano ricondotti al cosidetto invariante
fondamentale, il DNA, programma stabile e preciso della vita,
trasmissibile di generazione in generazione. Alle mutazioni veniva
assegnato essenzialmente il ruolo di rumore mentre l'ambiente
veniva praticamente ignorato, con un'opera di rimozione
caratteristica dei momenti culminanti della affermazione di un
paradigma. Infine, proprio all'inizio degli anni `70 venivano
messe a punto le tecniche di base per l'isolamento di geni da un
organismo e l'inserimento degli stessi in un altro, tecniche che
aprivano la strada alla trasformazione mirata degli esseri
viventi, Homo sapiens incluso (ingegneria genetica). L'uomo
sembrava essere giunto cos al massimo del suo sogno di
onnipotenza, quello di diventare costruttore di vita, e in
particolare di se stesso. Lo spirito positivista del tempo si
estendeva ad altre discipline ed in particolar modo alla
sociobiologia con la ripresa degli studi sulla ereditariet del
comportamento che avevano subito alcune battute d'arresto nel
primo dopoguerra.
Come spesso succede in questi casi, venivano pubblicati e premiati
i lavori che sembravano dimostrare l'influsso dei geni
sull'umanit dell'uomo (in parte risultati poi addirittura
inventati) mentre uscivano con difficolt o comunque venivano poco
divulgati quelli che lo smentivano. L'ideologia della selezione
umana (eugenetica) estremizzava la scelta dell'ottica DNA-centrica
rilanciando la creazione dell'uomo migliore non pi attraverso
la diretta eliminazione degli altri ma attraverso la loro
trasformazione. In modo solo apparentemente paradossale, tuttavia,
i primi anni `70 vedono una serie di scoperte, compiute proprio
utilizzando le tecniche di biologia molecolare, che minano i
fondamenti dell'ottica unilaterale caratteristica de Il caso e la
necessit. Mentre veniva scoperta la base molecolare degli
.elementi mobili della Mc Clintock successivamente trovati in un
vastissimo spettro di organismi, si dimostrava che molta parte del
genoma degli organismi superiori non  costituita da geni classici
ma da DNA probabilmente almeno in parte deputato alla regolazione.
Poco dopo, negli anni `80, si individuavano una serie di
meccanismi che possono rendere ambigua la lettura di una porzione
di informazione genetica (pi prodotti diversi da un gene), si
dimostrava che le cellule di un organismo superiore possono essere
diverse geneticamente le une dalle altre, si chiariva che
l'espressione di porzioni del genoma pu cambiare anche in modo
stabile non solo per modificazioni quantitative del codice ma
anche per alterazioni del numero di copie o aggiunta al DNA di
piccole molecole nel corso dello sviluppo. Infine, molto
recentemente, sono stati elucidati i processi con cui avviene la
comunicazione di segnali fra cellule e con l'esterno, dimostrando
che a segnali diversi corrisponde l'attivazione di subprogrammi
diversi da parte delle cellule. Un organismo quindi, lungi
dall'essere il rigido derivato dalla traduzione univoca del
messaggio ereditario, sembra essere uno dei moltissimi organismi
possibili, beninteso nell'ambito del fascio permesso dal
patrimonio genetico, dalla storia dell'ambiente, dai diversi tipi
e livelli di interazione. In questo senso non  prevedibile, come
non lo  la storia della interazione con gli altri esseri viventi.
M. Buiatti, Da Mendel all'ingegneria genetica, Nuova Secondaria,
La Scuola, Brescia, 15 febbraio 1995, pagine 31-3.4
